Il 14 ottobre si avvicina e, con la scadenza per la presentazione delle candidature, la vicenda del logo storico del Catania entra nella sua fase decisiva. Revolution Group Srl è stata la prima società a depositare la documentazione necessaria per partecipare alla procedura di vendita disposta dalla curatela fallimentare. Il Catania FC, come confermato nei giorni scorsi dal proprio legale, l’avvocato Dario Motta, sarà della partita. E non è escluso che possano esserci altri partecipanti.
Numeri, documenti, scadenze e procedure. È questa la dimensione formale della vicenda. Ma per una città e soprattutto per una tifoseria, il logo storico del Catania un pezzo di memoria collettiva. È la ragione per cui l’asta sta provocando discussioni così accese. Perché dietro una procedura evidentemente regolata da criteri economici e giuridici c’è un bene il cui significato, per i tifosi, non può essere misurato soltanto in euro.
Quello stemma ha accompagnato generazioni di catanesi. È stato sugli spalti, sulle maglie, nelle fotografie, nei racconti dei padri ai figli. È legato alle domeniche allo stadio, alle promozioni e alle delusioni, alle trasferte e alle partite che sono rimaste nella memoria. Per questo la domanda che molti tifosi si stanno ponendo è: che cosa accadrà a quel simbolo dopo l’asta?
Se il logo dovesse essere assegnato al club, il simbolo storico rientrerebbe nel patrimonio della società che oggi rappresenta il Catania. Sarebbe, per molti tifosi, la ricomposizione di un legame tra il presente e una parte importante della storia rossazzurra. Ma l’asta, per sua natura, contempla anche altri scenari.
E se a prevalere fosse un soggetto diverso dal Catania FC? Questa ipotesi rende la vicenda particolarmente delicata. Perché diventerebbe inevitabile chiedersi quale sarà il destino del logo e quale rapporto il nuovo proprietario vorrà avere con il club e con la città.
Un altro aspetto merita di essere sottolineato. La base economica dell’asta può stabilire il valore di quel bene all’interno della procedura fallimentare. Ma non può stabilire il suo valore sentimentale. Il bene per la procedura ha un valore economico, per una comunità ha un valore storico e affettivo difficilmente quantificabile. È il motivo per cui questa asta viene vissuta con un’attenzione molto superiore a quella che normalmente accompagnerebbe la vendita di un marchio.
Il vero capitolo potrebbe iniziare proprio dopo l’asta. Dal punto di vista dei tifosi, il problema è come verrà custodito, utilizzato e raccontato quel pezzo di storia. Sarà ciò che quel proprietario deciderà di fare del simbolo a determinarne, almeno in parte, il rapporto con la città e con la tifoseria.
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