Un giorno di lutto molto sentito: la liturgia funebre è stata solo l’ultimo atto di un lungo, silenzioso, commosso addio ad Antonio Coletta durato tutta la mattina. La camera ardente è stata allestita presso la congrega di Santa Maria del Soccorso, per rendere omaggio all’operaio 21enne travolto da un bobcat in manovra a Marcianise ed non è stata gremita solo da amici, parenti e soprattutto compagni di lavoro. Questa volta, si è mobilitata la città: per esprimere vicinanza al dolore della famiglia, domenica scorsa era stata deviata la solenne processione patronale. Ieri, un’ordinanza del sindaco ha disposto l’«esposizione delle bandiere a mezz’asta presso gli edifici pubblici».
«Al cospetto – ha detto in chiesa Andrea De Filippo – di una perdita così dolorosa, l’intera comunità continua a chiedere che queste tragedie non si ripetano più. Non per spirito di vendetta, ma di giustizia. È stato un eroe della normalità: morto per guadagnare il pane quotidiano. Nella basilica del Corpus Domini è stato esposto il gonfalone del Comune. Agli amici e a quanti gli hanno voluto bene giungano la vicinanza, l’affetto e il cordoglio mio personale e dell’intera amministrazione municipale».
Tantissimi i giovani per un addio molto semplice, emotivamente straziante ma profondamente dignitoso. Come per i lutti cittadini sentiti, inaspettati, inspiegabili, il corteo ha paralizzato il centro cittadino: una lunga fila ha accompagnato il feretro lungo corso I Ottobre. È stato don Andrea Lafflitto a scuotere l’uditorio con efficaci riferimenti alla teologia del silenzio: «Al cospetto di un dolore incontenibile e una separazione che travolge le nostre limitate capacità umane e al cospetto di troppe domande lancinanti senza risposte, siamo chiamati a fare silenzio e accogliere il mistero insondabile del passaggio da questa vita verso al luce». E dal pulpito ha rivelato le passioni per l’impegno sociale di Antonio Coletta e la sua militanza nel comitato per i festeggiamenti in onore di San Michele Arcangelo «dove univa l’impegno civile a quello religioso».
La sua amorevole lezione non è stato un invito ad aderire ad un cristianesimo consolatorio, quello che medica le ferite e rimuove gli interrogativi esistenziali. Anzi, ha invitato parenti, amici a coltivare la speranza e a non macerarsi nel dolore sordo e senza prospettive. La città ha accompagnato il feretro lungo le strade principali. Nel piazzale del camposanto c’è stato l’estremo saluto della folla di amici e compagni di lavoro. Una giornata pesante, triste, cupa, che rilancia prepotentemente e amaramente il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


