Per capire le aste immobiliari di Cagliari bisogna partire da un fascicolo. In un avviso di vendita del tribunale ci sono le date di una storia che dura da diciassette anni. Il 5 agosto 2009 viene iscritta un’ipoteca a garanzia di un mutuo fondiario. Nel 2010 ne arriva una legale, nel 2013 una giudiziale, nata da un decreto ingiuntivo. Nel 2015 scattano i pignoramenti, due. La procedura prende l’anno del 2015 e viene poi riunita in un fascicolo successivo. L’avviso, che offre l’immobile in un primo tentativo di vendita, porta la data di quest’anno. Dal pignoramento al primo tentativo sono passati undici anni. È su questa durata che va letto il dato che in queste settimane circola con più insistenza.
Il primato
Secondo l’osservatorio Berry Brick nel 2025 il tribunale di Cagliari ha gestito 617 aste immobiliari. In Italia solo Macerata ne ha avute di più, 631. Alle spalle del capoluogo sardo vengono Roma, con 556, e Milano, con 520. Cagliari figura inoltre tra i tribunali con il valore medio per asta più alto: 650.801 euro nel primo trimestre del 2025. Sono numeri che, riassunti in un titolo, suonano come un allarme. Chi li legge pensa a un’isola sempre più indebitata e a famiglie che perdono la casa a ritmo crescente. Il dato, preso da solo, non autorizza questa conclusione.
Perché il numero inganna
Le ragioni per maneggiarlo con prudenza sono almeno tre. La prima riguarda il tempo. Un’asta del 2025 è quasi sempre la conclusione di una vicenda cominciata anni prima. Il caso dell’avviso citato è esemplare: il mutuo risale al 2009, i pignoramenti al 2015. Ciò che il tribunale mette in vendita oggi fotografa difficoltà di pagamento maturate in un’altra stagione economica, non la condizione delle famiglie sarde nel 2025.
La seconda riguarda il modo di contare. Le rilevazioni di questo tipo registrano spesso ogni tentativo di vendita come un’asta distinta. Un immobile che resta invenduto torna sul mercato con un ribasso e viene contato di nuovo. Un solo appartamento può dunque comparire più volte nelle statistiche, e a un tribunale che ripete molti tentativi corrisponde un conteggio più alto, a parità di case effettivamente in vendita.
La terza riguarda chi sta dietro i fascicoli. Il numero delle aste dipende da quanto smaltiscono i giudici dell’esecuzione e da quanti crediti deteriorati le banche cedono a società specializzate nel recupero. Nei fascicoli queste società compaiono accanto agli istituti di credito, a conferma che una parte del contenzioso cambia di mano e di velocità per scelte che nulla hanno a che vedere con la tenuta delle famiglie. Un tribunale che lavora in fretta, o che riceve molte cessioni di portafogli, può sembrare più in crisi di uno lento.
Un mercato che non somiglia a una crisi
Il quadro che circonda le aste lo conferma. Nel 2025 le compravendite residenziali nella provincia di Cagliari sono state 7.859, il 7,4% in più rispetto all’anno precedente, di cui 1.922 nel solo capoluogo. Il problema, sul mercato ordinario, è semmai opposto a quello della crisi: le case in vendita scarseggiano. Più ampio il perimetro regionale. Secondo un report di agenzie immobiliari di Olbia, nel 2025 in Sardegna sono stati censiti 2.083 lotti all’asta, con una base d’asta complessiva sopra i 410 milioni di euro. Cagliari segue Arzachena e Olbia, cioè i due poli della Gallura dove l’immobile di pregio e quello turistico pesano molto sui valori.
A livello nazionale l’andamento non è lineare. Le aste sono calate nel 2024, sono scese del 21% nel primo trimestre del 2025 e sono risalite del 5,1% nel terzo. Un indicatore che oscilla in questo modo, in un anno, difficilmente descrive una tendenza strutturale. Più facilmente racconta come i tribunali smaltiscono l’arretrato e come si muovono i portafogli di crediti.
La domanda senza risposta
Resta il punto che i dati pubblici non chiudono. A Cagliari le procedure di esecuzione immobiliare stanno aumentando o diminuendo? E chi compra una casa oggi riuscirà a pagarla domani?
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