La Reggia di Caserta ha nominato una commissione tecnica per individuare nuovi spazi e criteri espositivi per Terrae Motus, la raccolta d’arte contemporanea nata su iniziativa del gallerista napoletano Lucio Amelio dopo il terremoto del 1980. Il comitato è presieduto da Gabriele Simongini e vede la partecipazione di Renata Cristina Mazzantini, Angela Tecce e Angelo Crespi. Le proposte conclusive dovranno essere presentate alla direzione dell’Istituto entro il 30 marzo 2027 e il mandato riguarderà la valutazione dello stato di conservazione delle opere, la definizione di un allestimento permanente e l’individuazione di strategie di promozione internazionale. La commissione dovrà inoltre affrontare una questione che accompagna da tempo la storia della collezione: come rendere riconoscibile la sua identità all’interno di un complesso monumentale nel quale le opere contemporanee entrano in relazione con ambienti e arredi storici.
Dalla risposta al terremoto alla donazione alla Reggia
La storia di Terrae Motus comincia dopo il sisma del 23 novembre 1980, che devastò vaste aree della Campania e della Basilicata. Fu Lucio Amelio (1931-1994), gallerista napoletano e figura centrale nei rapporti tra la scena artistica internazionale e Napoli, a invitare artisti italiani e stranieri a rispondere alla catastrofe attraverso il proprio lavoro, con l’obiettivo di trasformare un evento distruttivo in un’occasione di riflessione collettiva e affidando all’arte la possibilità di intervenire sul presente e sulla ricostruzione culturale di un territorio. Alla proposta aderirono artisti appartenenti a generazioni e ricerche differenti, tra cui Joseph Beuys, Andy Warhol, Robert Mapplethorpe, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Mimmo Paladino, Anselm Kiefer, Cy Twombly, Richard Long e Keith Haring.
La raccolta fu presentata in diverse occasioni prima di arrivare alla Reggia di Caserta: nel 1983 approdò all’Institute of Contemporary Art di Boston; seguirono le esposizioni a Villa Campolieto, a Ercolano, nel 1984 e nel 1986, e al Grand Palais di Parigi nel 1987. Nel 1992, una selezione di trenta opere fu allestita nelle retrostanze settecentesche del Palazzo Reale di Caserta e l’anno successivo Amelio destinò l’intera collezione alla Reggia attraverso un lascito testamentario. Nel 2020, a quarant’anni esatti dal disastro, la Reggia ha riaperto il dialogo con l’arte contemporanea e annunciato il riallestimento della collezione.
Una storia di riallestimenti
Il progetto di Amelio prevedeva un confronto diretto tra l’arte contemporanea e un edificio storico di eccezionale rilievo, con la possibilità di mettere in discussione le abitudini di visita e la separazione tra patrimonio antico e produzione contemporanea, aprendo una discussione museologica che ancora oggi genera un dibattito molto acceso intorno alla valorizzazione di una collezione così importante, collocata in una cornice dalla fortissima personalità.
Ciò ha portato, nel corso degli anni, a presentare le opere attraverso diverse configurazioni, come il trasferimento della collezione, nel 2016, negli spazi della Grande Galleria, per poi arrivare al riallestimento del 2020 che voleva riportare il progetto originario in dialogo con gli ambienti del palazzo, con una selezione che ha coinvolto opere di artisti come Beuys, Warhol, Kiefer, Richter, Rauschenberg, Merz, Vedova e Haring. Un ulteriore passaggio è stato quello della realizzazione della Sala Lucio Amelio, inaugurata nel 2024 e dedicata alla memoria del gallerista e alla ricostruzione della vicenda della collezione.
La nuova commissione si inserisce in questa travagliata vicenda museologica e dovrà valutare quale soluzione possa garantire una presenza stabile e leggibile alle opere, tenendo insieme e valorizzando i valori di fruizione della collezione e di un equilibrato rapporto con il contesto architettonico, provando a individuare nuovi spazi e criteri espositivi. Oggi la collezione vede più di 70 capolavori al proprio interno, un unicum scaturito dall’urgenza di ricostruire l’identità di un territorio per mezzo dell’arte contemporanea.
«Occorre dare una propria identità alla collezione Terrae Motus che potrà, in futuro, anche arricchirsi di nuove opere di arte contemporanea frutto di atti di liberalità e definire il miglior percorso espositivo capace di armonizzare la collezione contemporanea con gli antichi ambienti e arredi della Reggia: ho assoluta fiducia tecnica e morale nei componenti del Comitato», ha dichiarato Antonio Tarasco, direttore generale ad interim della Reggia di Caserta.
Chi sono i componenti della commissione
A presiedere il comitato è Gabriele Simongini, storico dell’arte, critico d’arte e professore ordinario di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua attività di ricerca e divulgazione si concentra sull’arte moderna e contemporanea, con un percorso che affianca l’insegnamento alla scrittura critica. Renata Cristina Mazzantini è direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Angela Tecce, presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, gestisce il Museo Madre di Napoli ed è una storica dell’arte con una lunga esperienza nelle istituzioni culturali; il suo nome è già legato alla storia recente di Terrae Motus: nel 2020 collaborò con la direzione della Reggia al progetto di riallestimento della collezione negli Appartamenti Reali. Angelo Crespi, infine, è un giornalista, saggista e critico d’arte e dirige la Pinacoteca di Brera a Milano, insieme alla Biblioteca Nazionale Braidense e a Palazzo Citterio nell’ambito della Grande Brera.
Le funzioni di segretario verbalizzante sono affidate a Cristina Farnetti, capo della Segreteria tecnica della Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura.
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