Dopo la denuncia del sindacato sull’impiego degli infermieri nei CUP, l’Azienda avvia una ricognizione sulle mansioni amministrative affidate al personale sanitario. Eliseo aveva chiesto di restituire ore di assistenza ai cittadini.
di Giuseppe Provinzano
“Dalla denuncia sindacale ai primi provvedimenti organizzativi. A Caserta, la questione degli infermieri impiegati nei CUP e negli uffici amministrativi entra ufficialmente nell’agenda della Direzione Strategica dell’ASL. Un tema sul quale il NurSind Caserta aveva acceso i riflettori già nelle scorse settimane, denunciando il rischio di sottrarre preziose ore di assistenza ai cittadini attraverso l’utilizzo di professionisti sanitari in attività non direttamente riconducibili alle loro competenze.
Adesso arriva un primo segnale dall’Azienda sanitaria, che ha disposto una verifica sull’impiego di medici, infermieri e altri operatori sanitari in mansioni amministrative. Un’iniziativa che affronta proprio una delle criticità sollevate dal NurSind, anche se resta da verificare quali saranno le conseguenze concrete sull’organizzazione dei servizi e sull’eventuale recupero di personale da destinare all’assistenza”.
L’ASL Caserta avvia le verifiche sulle mansioni del personale sanitario
La notizia emerge dall’edizione del 24 ottobre 2026 di Cronache di Caserta, che riferisce di una direttiva della Direzione Strategica dell’ASL finalizzata a verificare l’impiego del personale sanitario in attività non coerenti con il rispettivo profilo professionale.
Secondo quanto riportato dal quotidiano, il direttore generale Antonio Limone, il direttore sanitario Domenico Perri e il direttore amministrativo Genoveffa Vitale hanno avviato un percorso di riorganizzazione che punta a ricondurre le competenze professionali alle rispettive funzioni.
L’iniziativa riguarda l’intero territorio provinciale e prevede una ricognizione delle posizioni lavorative di personale sanitario attualmente impiegato in attività burocratiche, gestionali o comunque non pienamente attinenti alla formazione e alla qualifica posseduta.
Per coordinare le verifiche è stata individuata Carmelina Stabile, dirigente delle Professioni Sanitarie dell’Azienda, alla quale è stato affidato il compito di esaminare la situazione organizzativa attraverso il coinvolgimento delle strutture aziendali.
La ricognizione dovrà tenere conto anche delle eventuali limitazioni funzionali, delle prescrizioni sanitarie e delle condizioni individuali che possono giustificare determinate assegnazioni.
Il NurSind aveva già denunciato il problema degli infermieri nei CUP
La decisione dell’ASL assume particolare rilevanza alla luce della posizione espressa dal NurSind Caserta, che già il 27 settembre 2026 aveva portato all’attenzione pubblica il problema attraverso un’analisi economico-assistenziale dedicata all’impiego degli infermieri nei Centri Unici di Prenotazione.
Come documentato nell’articolo pubblicato da Infermieristicamente.it, «Infermieri nei CUP, NurSind Caserta apre il caso: quante ore sottratte all’assistenza?», il sindacato aveva evidenziato come l’utilizzo stabile di personale infermieristico in attività prevalentemente amministrative potesse contribuire ad aggravare le difficoltà organizzative di ospedali e servizi territoriali.
Leggi il precedente articolo del 27 settembre 2026: Infermieri nei CUP, NurSind Caserta apre il caso: «Quante ore sottratte all’assistenza?»
Il NurSind aveva posto una questione precisa: non soltanto quanti infermieri mancano, ma quanti di quelli già in servizio vengono effettivamente impiegati nell’assistenza.
La riflessione del sindacato partiva da un principio fondamentale: un infermiere assegnato a funzioni amministrative continua a lavorare, ma nelle stesse ore non può contribuire direttamente all’attività assistenziale.
«Il problema non è soltanto dove lavora l’infermiere. Il problema è quanta assistenza il cittadino non riceve».
Un’affermazione contenuta nell’analisi del NurSind che oggi acquista ulteriore attualità alla luce della ricognizione avviata dall’Azienda.
Il nodo delle ore di assistenza sottratte ai cittadini
Il documento sindacale non si limitava a contestare l’utilizzo improprio delle professionalità infermieristiche, ma proponeva anche una valutazione del possibile impatto organizzativo ed economico.
Attraverso una simulazione prudenziale, il NurSind aveva evidenziato che 30 infermieri equivalenti a tempo pieno impiegati stabilmente nei CUP rappresenterebbero 45mila ore annue di capacità professionale non disponibile all’assistenza, corrispondenti a circa 7.500 turni da sei ore.
Si trattava, naturalmente, di uno scenario ipotetico e non di un dato accertato relativo all’ASL Caserta.
L’obiettivo era dimostrare come una distribuzione non ottimale delle risorse professionali possa incidere sulla capacità del sistema sanitario di garantire servizi adeguati.
A questo si aggiungeva un ulteriore interrogativo: quanto costa compensare le carenze assistenziali attraverso straordinari e prestazioni aggiuntive quando parte del personale infermieristico è impegnata in attività amministrative?
Una questione che rende ancora più importante conoscere gli esiti della ricognizione aziendale.
Antonio Eliseo e la richiesta di restituire gli infermieri all’assistenza
A sollevare il problema era stato Antonio Eliseo, segretario territoriale NurSind Caserta, attraverso un documento che chiedeva di verificare l’effettiva distribuzione del personale infermieristico tra attività assistenziali e amministrative.
La posizione sindacale non metteva in discussione la necessità di garantire il funzionamento dei CUP, ma contestava l’opportunità di utilizzare stabilmente professionisti infermieri per mansioni che potrebbero essere svolte da personale con differenti competenze.
«Prima di parlare esclusivamente di nuove assunzioni occorre conoscere quanti infermieri sono presenti, dove sono utilizzati, quante ore di capacità assistenziale risultano indisponibili e quanto l’Azienda spende per compensare le carenze nei servizi».
Il NurSind aveva inoltre richiamato la necessità di distinguere tra carenza effettiva di personale e carenza aggravata da scelte organizzative, sottolineando come una diversa distribuzione delle risorse disponibili potesse contribuire a rafforzare i servizi ospedalieri e territoriali.
Dalla denuncia alle verifiche, adesso servono risultati concreti
La ricognizione annunciata dall’ASL Caserta rappresenta un passaggio significativo perché affronta una problematica che il NurSind aveva già portato all’attenzione pubblica.
Non è ancora possibile stabilire quanti infermieri siano effettivamente impiegati in attività amministrative, quanti possano essere eventualmente riassegnati ai servizi assistenziali e quali modifiche organizzative saranno adottate.
Sarà quindi necessario attendere gli esiti delle verifiche e le successive determinazioni aziendali.
Il vero banco di prova sarà capire se questa iniziativa riuscirà a trasformarsi in un recupero concreto di risorse infermieristiche per reparti ospedalieri, servizi territoriali e assistenza domiciliare, nel rispetto delle condizioni individuali e delle prescrizioni sanitarie dei lavoratori interessati.
La questione sollevata dal NurSind, del resto, non riguarda soltanto la corretta valorizzazione delle competenze professionali, ma investe direttamente la qualità e la continuità delle cure.
Il punto: non basta contare gli infermieri, bisogna sapere dove lavorano
Il caso Caserta riporta al centro del dibattito una questione organizzativa che potrebbe interessare anche altre aziende sanitarie.
In un sistema caratterizzato da carenze di personale e crescente domanda assistenziale, la programmazione delle assunzioni rimane fondamentale, ma deve essere accompagnata da un’attenta valutazione dell’impiego delle risorse professionali già disponibili.
La decisione dell’ASL Caserta di avviare una ricognizione costituisce dunque un primo riscontro istituzionale a una problematica che il NurSind aveva denunciato con chiarezza.
Adesso saranno i risultati delle verifiche a stabilire se e quanta capacità assistenziale potrà essere effettivamente recuperata.
Resta attuale l’interrogativo posto dal sindacato nelle scorse settimane:
«Gli infermieri ci sono? Dove sono utilizzati? Quanti stanno realmente assistendo?»
Una domanda alla quale, dopo l’avvio delle verifiche aziendali, sarà importante fornire risposte concrete.
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