#Finsubito news dalla rete – TUTTI I NOMI. Corruzione all’ASL CASERTA. Dirigenti, imprenditori e dipendenti sono quasi tutti salvi: a un passo dalla prescrizione


SANTA MARIA CAPUA VETERE – Il processo che vede imputati numerosi dipendenti dell’ASL di Caserta e imprenditori si avvia verso una possibile conclusione anticipata. L’udienza , che avrebbe dovuto celebrarsi nelle prossime settimane, è stata rinviata al primo dicembre. E dietro il rinvio si nasconde l’istituto che potrebbe azzerare buona parte del procedimento: la prescrizione.

Secondo quanto appreso, i reati contestati – a vario titolo, associazione per delinquere, corruzione, peculato, falso in atto pubblico e abuso d’ufficio – risalgono in gran parte a un arco temporale compreso tra il 2015 e il 2019. Un lasso di tempo che, per molti degli episodi contestati, coincide con il periodo di vigenza della riforma Orlando sulla prescrizione (legge 103/2017), applicabile ai fatti commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019.

Cosa dice la legge sulla prescrizione

Per comprendere il nodo giuridico, bisogna fare un passo indietro. La legge 103/2017 (riforma Orlando) prevedeva che, dopo una sentenza di condanna in primo grado, la prescrizione rimanesse sospesa per un anno e mezzo durante l’appello e per un altro anno e mezzo in Cassazione . Era, in sostanza, un meccanismo che rallentava il decorso del tempo, ma non lo bloccava definitivamente.

Le riforme successive – la legge 3/2019 (Bonafede) e la legge 134/2021 (Cartabia) – hanno invece introdotto un sistema molto più severo: dopo la sentenza di primo grado, la prescrizione cessa definitivamente di decorrere. Questo significa che, per i reati commessi sotto il regime del 2017, si applica la disciplina più favorevole al reato (quella Orlando, appunto), che non blocca la prescrizione dopo la condanna.

I tempi stringono

Per molti degli episodi contestati nel procedimento che vede coinvolto Carizzone e gli altri imputati, i reati risalgono al 2016, 2017 e 2018. Considerando che i termini di prescrizione per reati come l’associazione per delinquere, la corruzione e il peculato sono piuttosto lunghi, ma non infiniti, e che il processo si trova ancora in fase di udienza preliminare – quindi molto lontano da una sentenza di primo grado –, è concreto il rischio che buona parte dei capi di imputazione si estingua per decorso del tempo prima che si arrivi a una pronuncia nel merito.

A questo si aggiunge che, anche qualora si arrivasse a una sentenza di primo grado, la disciplina Orlando prevede sospensioni limitate (un anno e mezzo per grado di giudizio), non il blocco definitivo che sarebbe garantito dalle riforme successive. E per i fatti più risalenti, come quelli del 2016, il termine massimo di prescrizione – calcolato tenendo conto degli atti interruttivi – potrebbe essere ormai prossimo alla scadenza.

Il rinvio al primo dicembre servirà probabilmente a consentire alle parti di esaminare la documentazione e di preparare le rispettive istanze. Ma il nodo della prescrizione resta centrale. Se il Giudice per l’Udienza Preliminare dovesse accogliere le eccezioni difensive sulla scadenza dei termini, molti dei capi di imputazione potrebbero essere dichiarati estinti prima ancora di arrivare a un dibattimento.

Le accuse e i nomi

Al centro dell’inchiesta dei Nas, scattata nel 2022, rimangono le accuse di corruzione e turbativa d’asta. Secondo l’accusa, il direttore del DSM, Luigi Carizzone, avrebbe favorito cooperative come quelle di Michele Schiavone in cambio di denaro, regali di lusso (borse Louis Vuitton e Mont Blanc) e presunte prestazioni.Sotto la lente d’ingrandimento anche la posizione del presidente del Consiglio Regionale della Campania, Gennaro Oliviero, indagato per traffico di influenze. Gli inquirenti lo accusano di aver premuto sull’ex direttore generale dell’Asl, Mario De Biasio, per prorogare l’incarico a Carizzone.

Coinvolto anche Antonio Stabile, figlio del potentissimo capo del sindacato Fials, Salvatore Stabile, a sua volta fratello di Giuseppe Stabile, per gli amici Peppe, politico di lunghissimo corso nella piazza di Aversa. Non mancano i capitoli sugli appalti “sartoriali”, come quello per la manutenzione del centro diurno situato all’interno di “Villa Scarface” (bene confiscato a Walter Schiavone, fratello del boss Sandokan) e l’affidamento del servizio 118 alla Misericordia di Cuono Puzone.

Diversi gli avvocati del collegio difensivo coinvolti, tra cui i legali Orlando Sgambati, Giovanni Cantelli, Eva Scialdone e Raffaele Costanzo.

Luigi Carizzone, Patrizia Rampone, Nicola Bonacci, Tamara Bonacci, Salvatore Catuogno, Antonio D’Angelo, Mario De Biasio, Francesco Della Ventura, Costanza Di Pietro, Raffaele Ferrantino, Giovanni Gaglione, Gennaro Galluccio, Victor Gatto, Achille Germano, Federico Iorizzi, Vincenzo Letizia, Emanuela Mascia, Laura Messina, Saverio Misso, Antonio Morlando, Giuseppe Morlando, Raffaele Muscariello, Gennaro Oliviero, Libera Palmieri, Antonio Papa, Cuono Puzone, Pasquale Sannino, Antonio Scarpa, Michele Schiavone, Luana Sergi, Antonio Stabile, Maria Rosalia Acinelli, Michele Alba, Vincenzo Argenziano, Benedetto Brancaccio, Barbara Buscema, Anna Castiglio, Filippo Cherichella, Gabriella Chirico, Ciro Cozzolino, Vincenzo Giaquinto, Loredana Iorio, Vincenzo Limone, Giuseppe Monti, Filomena Pagano, Anna Palermito, Clemente Papa, Gaetano Romagnuolo, Margherita Sferlazza, Martino Cantiello, Giuseppe Lasco, Maurizio Martucci, Nicola Nacchia, Edoardo Pafferi, Girolamo Parente, Lucio Pesacane, Samuele Piscitelli, Giancarlo Rizza e Paolo Spina.


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