Il marchio storico del Calcio Catania si prepara a tornare al centro dell’attenzione con l’asta telematica per la sua acquisizione. Tra i soggetti che hanno deciso di partecipare c’è Revolution Group Srl, società il cui core business è rappresentato dalla vendita di infissi. A spiegare le motivazioni che hanno spinto l’azienda a entrare nell’operazione è stato l’avvocato Sergio Spina, intervenuto ai microfoni di Telecolor nel corso della trasmissione ‘Corner’.
Una partecipazione che, come chiarito dallo stesso Spina, non nasce da un’attività imprenditoriale legata al calcio, ma dal particolare valore che il marchio rappresenta per Catania e per i suoi tifosi. «Il settore della Revolution Group non ha nulla a che fare con il calcio, ma al suo interno vi sono decine di operai che sono anche tifosi del Catania. Chi ha deciso di partecipare è consapevole che non parliamo di un marchio qualunque, ma di un simbolo con un valore molto particolare, che va oltre quello commerciale. Rappresenta una storia sportiva, generazioni di tifosi e l’identità della città».
«Il marchio e il Catania sono due entità diverse»
Spina ha quindi voluto rimarcare la distinzione tra il marchio storico e l’attuale società calcistica: «Il marchio e il Catania sono due entità diverse. Il Catania Calcio, rispettabilissimo, ci dà delle gioie come quella di Caserta, il marchio rappresenta invece la storia di Catania, le generazioni che hanno seguito la squadra».
«Io stesso, all’età di 16 anni, fui portato allo stadio in Curva C ad assistere nel 1982 alla promozione del Catania in Serie A», ha aggiunto. «Revolution Group Srl parteciperà a questa gara per tutelare il marchio davanti alla città e ai propri tifosi».
Nessun progetto calcistico parallelo
L’avvocato ha poi escluso categoricamente che dietro l’interesse per il marchio possa esserci un progetto calcistico alternativo rispetto all’attuale Catania: «Se c’è un altro progetto calcistico parallelo a quello della prima squadra della città dietro al marchio storico? Assolutamente no. C’è una visione dietro, utilizzando il marchio per valorizzarlo e valorizzare la città. Non c’entra nulla con la squadra di calcio».
L’obiettivo dichiarato è quello di mettere al centro i tifosi e il patrimonio storico rappresentato dal marchio: «La Revolution Group vuole espressamente pensare ai tifosi, alla città, alla salvaguardia del valore storico del marchio».
E qualora l’asta dovesse andare a buon fine, il progetto sarebbe già pronto: «Dovesse andare bene l’asta, entro 48 ore dopo ci sarà una conferenza stampa in cui il progetto, che è già nel cassetto, verrà tirato fuori ed estrinsecato, probabilmente per la gioia dei tifosi del Catania».
Il limite dell’investimento e la competizione all’asta
Uno dei temi centrali riguarda naturalmente l’asta e la disponibilità economica che Revolution Group è pronta a mettere sul tavolo. La base di partenza è fissata a 55 mila euro. «Fino a quanto la società è disposta a rilanciare? La base d’asta è di 55 mila euro. Non sappiamo chi saranno i partecipanti, perché è tutto riservato, né quanti saranno interessati all’acquisto. Immagino che parteciperanno altri soggetti. Si verificherà: chi avrà più denaro disponibile e voglia di acquistarlo trarrà il vantaggio di poterlo utilizzare nel migliore dei modi».
Spina ha inoltre respinto l’ipotesi che l’operazione possa avere finalità speculative, come un eventuale acquisto del marchio per poi rivenderlo al Catania FC ad un prezzo superiore. «Se il Catania FC partecipa all’asta ha tutto il privilegio di acquistarlo direttamente. Io non vedo come io possa acquistarlo magari a 60mila e successivamente rivenderglielo a 100mila. Perché se il Catania FC ha veramente interesse, avrà modo di poter fare le offerte giuste e si spingerà fino al proprio limite per poterlo acquistare».
«Imprenditori locali e tifosissimi del Catania»
Dietro l’operazione, secondo quanto spiegato da Spina, ci sarebbero imprenditori del territorio. I nomi, però, non vengono ancora resi pubblici. «Imprenditori locali, anche importanti, tifosi del Catania, fanno parte di questa operazione. Non posso svelare i nomi, ma confermo che sono tutti catanesi e tifosissimi del Catania. Non ci sono investitori esteri e non ci interessano, perché fortunatamente a Catania abbiamo tanti imprenditori che hanno la volontà di spendersi e spendere per questo grande progetto».
Un progetto che guarda anche ai bambini
L’iniziativa, nelle intenzioni di Revolution Group, non si limiterebbe alla semplice valorizzazione del marchio, ma avrebbe una dimensione più ampia e legata alla città. «Il progetto riguarda anche iniziative per la città. È un progetto ad ampio raggio, veramente serio, molto profondo. Sarebbe gradito non solo ai tifosi, ma anche alla città per l’immagine della stessa».
Poi un’anticipazione particolare, definita dallo stesso Spina una «piccola chicca»: «La titolare della società mi ha manifestato in particolare il desiderio di poter dire che ci sarà una parte del progetto stratificata ai bambini della città. Non aggiungo altro».
«Con il Catania FC siamo competitor, non siamo in conflitto»
In conclusione, Spina ha voluto chiarire ulteriormente i rapporti con l’attuale società rossazzurra, che potrebbe essere a sua volta interessata all’acquisizione del marchio storico. «Con il Catania Calcio siamo competitor in un’asta: ciascuno di noi farà le proprie offerte, si spingerà al proprio limite e nient’altro. Non siamo in conflitto e non abbiamo nulla contro il Catania FC, ci mancherebbe altro. Tutti tifiamo per il Catania, non abbiamo nessun problema».
E ribadisce il concetto alla base dell’intera operazione: «Il marchio è un’altra cosa. Ci sarà una competizione per acquisirlo».
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