Dati tratti dall’Osservatorio SalvaLaTuaCasa (Save Your Home, realizzato con Nomisma, presentato alla Camera) e dallo studio della Federazione Autonoma Bancari Italiani (FABI) su tassi e mutui in Italia (marzo 2026).
Esiste una spesa che non compare in nessun estratto conto personale, non viene dichiarata al commercialista e non rientra in nessuna voce di bilancio familiare ufficiale: è la rata del mutuo dei genitori, che ogni mese puntuale si somma alle uscite di chi sta nel mezzo. Non è un caso limite, non è un gesto eroico: sta diventando una normalità silenziosa per una quota crescente di italiani tra i 35 e i 55 anni, quelli che si trovano a fare da ammortizzatore economico per una generazione più anziana che non riesce più a reggere il peso di un finanziamento acceso anni fa in condizioni molto diverse.
Il meccanismo è semplice nella sua crudezza: i genitori hanno un mutuo, la rata è aumentata o le entrate sono diminuite, e qualcuno deve intervenire. Quel qualcuno è quasi sempre il figlio, che nel frattempo sta ancora cercando di comprare casa propria, o che già paga un affitto, o che un mutuo ce l’ha già. Il risultato è che si ritrova a sostenere due abitazioni invece di una, con un reddito pensato per una sola.
Perché sta succedendo proprio ora
Le cause di questo fenomeno si sono accumulate nell’arco di pochi anni e si sono sovrapposte in modo particolarmente gravoso per le famiglie più fragili.
La prima causa è l’impennata dei tassi di interesse tra il 2022 e il 2023. Secondo i dati della prima edizione 2024 dell’Osservatorio SalvaLaTuaCasa, realizzato da Save Your Home con il contributo di Nomisma e presentato alla Camera, la violenta risalita del costo del denaro ha generato per le famiglie con mutui a tasso variabile aumenti della rata mensile compresi tra il 35% e il 119% in meno di due anni, con una conseguente contrazione del reddito netto residuo disponibile fino al 51%. Lo stesso Osservatorio rileva come le famiglie che devono sostenere una rata mensile superiore a 700 euro, tra mutui e credito al consumo, siano passate dal 27% di inizio 2023 al 40% alla fine dello stesso anno, e come il 16% delle famiglie italiane risulti oggi in una condizione “in bilico” o “insolvente”. Per un pensionato con 1.400 euro al mese che si trovava a pagare 400 euro di rata variabile, ritrovarsi a pagarne 700 o 800 significa non avere più i soldi per vivere. E la scelta, in quel momento, diventa brutale: smettere di pagare il mutuo e rischiare l’asta giudiziaria, oppure chiedere aiuto ai figli.
La seconda causa è strutturale: molti anziani italiani hanno acceso mutui negli anni Novanta o Duemila su durate lunghe 25 o 30 anni e li stanno ancora pagando ben dentro la pensione. Una scelta che all’epoca sembrava ragionevole, ma che non teneva conto di quanto la pensione sarebbe risultata inadeguata rispetto alle aspettative. Secondo lo studio della Federazione Autonoma Bancari Italiani (FABI), pubblicato a marzo 2026, il tasso medio applicato ai mutui in Italia si attesta oggi al 3,55%, superiore a quello di Francia (3,06%), Spagna (2,49%), Portogallo (3,34%) e Belgio (3,32%), oltre che alla media dell’Eurozona (3,23%). Il differenziale rispetto alla Spagna, il Paese più conveniente tra quelli analizzati dalla FABI, raggiunge i 106 punti base, traducendosi in rate più elevate e in un maggiore costo complessivo del mutuo italiano. Il peso di quei finanziamenti si fa sentire in modo ancora più acuto su chi non ha più reddito da lavoro.
La terza causa è la longevità. I genitori vivono più a lungo, e più a lungo significa che il mutuo sulla loro casa potrebbe avere ancora anni davanti. Il figlio non si trova a intervenire per pochi mesi in un momento di emergenza: si trova a sostenere una spesa che può durare anni, in modo continuativo, senza che sia mai stata pianificata né discussa apertamente.
Chi sono i figli che pagano e il nodo del mutuo contestato
Non esiste un profilo unico, ma ci sono caratteristiche che ricorrono. Sono prevalentemente quarantenni o cinquantenni, con un lavoro stabile e un reddito medio, spesso già impegnati nel pagamento di un affitto o di un proprio mutuo. Sono figli unici o il figlio con il reddito più alto tra i fratelli, su cui il peso si concentra in modo automatico, senza che ci sia stata una vera decisione collettiva.
Il coinvolgimento avviene quasi sempre in modo graduale. Prima si paga una rata in un mese difficile. Poi si diventa il garante del finanziamento. Poi si inizia a integrare la pensione del genitore ogni mese per “aiutare con le spese”. E a un certo punto ci si rende conto che quella non è più un’emergenza: è una struttura, una voce fissa del proprio bilancio che nessuno ha mai deciso di mettere lì.
Le conseguenze sul bilancio personale sono precise e documentabili:
il risparmio personale si azzera o si riduce drasticamente, proprio negli anni in cui andrebbe accumulato per la pensione futura il mutuo proprio viene rimandato, ridimensionato o reso impossibile per via del peggioramento del profilo di rischio creditizio la capacità di affrontare spese impreviste si riduce, rendendo il proprio bilancio molto più fragile in alcuni casi si rinuncia a opportunità lavorative o di carriera per restare geograficamente vicini ai genitori e gestire la situazione
Una situazione particolarmente frequente è quella in cui il figlio è già coinvolto nel mutuo dei genitori come garante o coobbligato, una scelta fatta anni fa per aiutare i genitori a ottenere condizioni migliori dalla banca, e che oggi si rivela una trappola a doppio senso. Molte banche calcolano la durata massima del mutuo in base all’età del partecipante più anziano, anche se si tratta del garante: se il genitore ha 60 anni, il mutuo del figlio potrebbe essere limitato a 15-20 anni invece di 30.
Chi è garante del mutuo dei genitori e vuole accendere un proprio finanziamento si trova davanti a una banca che vede già un’esposizione debitoria, anche se non è formalmente sua e che può ridurre l’importo concesso o peggiorare le condizioni. In alcuni casi, può negare direttamente l’accesso al credito.
Quando il genitore non riesce più a pagare le rate, le opzioni disponibili per il figlio sono sostanzialmente due. La prima è l’accollo del mutuo: il figlio subentra al genitore nel contratto, assumendo il debito residuo direttamente con la banca, che dovrà tuttavia approvare la sostituzione e sottoscrivere un nuovo contratto. La seconda è il pagamento diretto delle rate al posto del genitore, che dal punto di vista legale configura una donazione indiretta con implicazioni sulle quote ereditarie, un aspetto che quasi nessuno considera nel momento in cui inizia a pagare.
Le conseguenze sul proprio progetto abitativo e le soluzioni per uscirne
Il rimando del mutuo proprio è una delle conseguenze più concrete e meno discusse di questa dinamica. In Italia, un milione di persone tra i 29 e i 39 anni non riesce a comprarsi un’abitazione, e tra le ragioni c’è spesso il peso indiretto delle spese familiari che comprimono la capacità di risparmio e peggiorano il profilo creditizio.
Accendere un mutuo richiede in genere di dimostrare alla banca un reddito netto mensile almeno doppio rispetto alla rata prevista. Chi già sostiene, anche informalmente, le spese abitative dei genitori ha un margine reale molto più basso di quello che il suo stipendio farebbe pensare. E le banche, sempre più attente all’analisi delle movimentazioni di conto corrente in fase di istruttoria, vedono quei pagamenti mensili verso i genitori e li contano come uscite fisse.
Il risultato pratico è che molti si trovano a scegliere tra due obiettivi in conflitto diretto: aiutare la propria famiglia d’origine a tenere la casa, oppure costruire le condizioni per comprare la propria. Raramente le risorse bastano per entrambe le cose.
Affrontare questa situazione in modo strutturato, invece di subirla mese dopo mese, fa una differenza enorme. Esistono alcuni strumenti concreti che vale la pena valutare:
Rinegoziazione o surroga del mutuo dei genitori: se il mutuo è ancora a tasso variabile alto, portarlo a tasso fisso o spostarlo su un’altra banca può ridurre significativamente la rata mensile, alleviando o eliminando la necessità di intervento del figlio.
Prestito vitalizio ipotecario: riservato agli over 60 proprietari di casa, consente di ottenere liquidità mettendo l’immobile come garanzia, senza perderne la disponibilità. Il rimborso avviene alla morte del titolare o alla vendita dell’immobile. È uno strumento ancora poco utilizzato in Italia, ma può rappresentare un’alternativa al coinvolgimento economico dei figli.
Accordo scritto in famiglia: se il figlio paga le rate al posto del genitore, è fondamentale che esista una traccia scritta della natura di quell’accordo, se è un prestito che verrà restituito attraverso l’eredità, o una donazione, o un accollo formale. Farlo chiarire da un notaio protegge tutti, inclusi eventuali altri fratelli.
Pianificazione successoria anticipata: se la casa è l’unico bene rilevante del genitore e il figlio sta pagando il mutuo su quell’immobile, ha tutto l’interesse a che la destinazione di quella casa sia definita per tempo, evitando sorprese al momento della successione.
Dott. Luca Rossoni
Il dott. Luca Rossi � un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l’Universit� Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e societ� di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli …
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