Da una parte l’aggiudicazione dell’appalto per un’opera da oltre 31 milioni di euro, dall’altra una mobilitazione di massa per fermarla. Castel Volturno è stata teatro, sabato 24 ottobre, di una grande manifestazione nazionale contro la realizzazione del Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) voluto dal Governo. Proprio nelle ore del corteo è arrivata la notizia dell’assegnazione dei lavori da parte di Invitalia, segnando un’accelerazione concreta verso la costruzione della struttura.
Secondo la Questura, i partecipanti alla manifestazione sono stati circa 10mila, mentre gli organizzatori hanno parlato di quasi 20mila persone. Associazioni, sindacati, cittadini, migranti, rappresentanti delle istituzioni e della Chiesa hanno attraversato la città per contestare il progetto, destinato a sorgere nell’area del Parco umido La Piana.
Appalto da 43,3 a 31,4 milioni: il progetto va avanti
La gara, commissionata dalla Direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere del Ministero dell’Interno, è stata aggiudicata il 20 ottobre. L’appalto comprende sia la progettazione esecutiva sia l’esecuzione dei lavori. La cordata vincitrice è guidata dalla Ge.Di Group Spa di Altamura, nell’ambito del consorzio stabile Conpat Scarl, insieme ad altre società di ingegneria e professionisti.
L’importo passa dalla base d’asta di 43,3 milioni di euro a circa 31,4 milioni, grazie a un ribasso del 25% sui lavori e del 100% sulla quota ribassabile dei servizi tecnici.
La procedura è stata condotta in deroga alle disposizioni ordinarie richiamate nel decreto di aggiudicazione, in applicazione della normativa collegata al cosiddetto decreto Cutro. L’aggiudicazione è avvenuta prima del completamento delle verifiche sui requisiti dell’impresa vincitrice, controlli che dovranno proseguire durante l’esecuzione del contratto.
Il CPR dovrebbe avere una capienza di 120 posti. Il cronoprogramma prevede 120 giorni per la progettazione, con eventuali sospensioni legate alla Conferenza dei servizi, e fino a 540 giorni per l’esecuzione dei lavori. Se le scadenze saranno rispettate, la struttura potrebbe essere completata entro la fine del 2028.
Fico annuncia ricorsi, la Chiesa in piazza
La protesta di sabato ha visto la partecipazione del presidente della Regione Campania Roberto Fico, che ha contestato duramente la scelta di realizzare il centro proprio a Castel Volturno. «Costruire il CPR a Castel Volturno vuol dire non conoscere il territorio», ha dichiarato, annunciando l’intenzione di ricorrere nelle sedi giudiziarie competenti contro il progetto.
In corteo anche il cardinale e arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia, il vescovo di Caserta e Capua Pietro Lagnese e il vescovo di Aversa Angelo Spinillo. Battaglia ha chiesto al Governo di fermarsi, ascoltare il territorio e rinunciare alla struttura, richiamando l’attenzione sulla dignità delle persone migranti. Lagnese ha ribadito che la sicurezza deve essere costruita attraverso l’integrazione e l’amicizia tra i popoli.
Alla mobilitazione hanno aderito numerose realtà associative e sindacali, tra cui Emergency, Libera, Legambiente, Caritas e CGIL. Tra le principali contestazioni c’è la destinazione di risorse ingenti a un centro per il trattenimento dei migranti, mentre il territorio, secondo i promotori della protesta, avrebbe bisogno di maggiori investimenti in servizi, sanità, scuola, trasporti e inclusione sociale.
Il nodo ambientale del Parco umido La Piana
Al centro delle preoccupazioni c’è anche l’area individuata per la costruzione del CPR. Il Parco umido La Piana si estende per circa 63 ettari ed è considerato importante per la biodiversità e per il transito degli uccelli migratori.
La realizzazione dell’opera solleva interrogativi sulla tutela ambientale e sulle procedure autorizzative. Secondo quanto ricostruito da Altreconomia, il progetto procederebbe senza una Valutazione di impatto ambientale. La questione si intreccia con le misure di protezione del territorio tra Castel Volturno e Cancello Arnone e con la posizione della Regione Campania, contraria alla realizzazione della struttura.
La manifestazione si è svolta in modo complessivamente pacifico, con un’ampia partecipazione di realtà provenienti anche da altre regioni italiane. Ma la mobilitazione non sembra destinata a esaurirsi con il corteo di sabato: sono state annunciate ulteriori iniziative e azioni legali per contrastare il progetto.
La partita, dunque, resta aperta sul piano politico, amministrativo e giudiziario. Mentre l’appalto è stato aggiudicato e il Governo punta a completare il CPR entro il 2028, il territorio casertano rilancia la propria opposizione, chiedendo che la decisione venga rivista e che le risorse pubbliche siano destinate a interventi ritenuti prioritari per la comunità.
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